Enea Ventiventiquattro

Oh Enea, figlio di Anchise ed Afrodite, dea della bellezza, fuggisti esule e sconfitto da Troia, portandoti il padre sulle spalle, per rifugiarti, dopo lunghe peregrinazioni, sulle rive del Lazio, alla foce del Tevere.

E da lì, come è e come non è, desti origine alla stirpe italica.

È stato un merito? Io penso di sì.

Perché, se crediamo alla leggenda, come tramandata da Virgilio, senza di te non ci sarebbero stati Romolo e Remo, l’Impero romano, il Rinascimento, il Risorgimento, l’Italia, la Resistenza, la Costituzione.

Sì, lo so. L’ho fatta un po’ troppo breve ed ho omesso di citare le (tante) cose che non ci hanno fatto onore.

Ma ora ecco che, nell’anno ventiventiquattro, come lo dicono gli inglesi, salti fuori tu, in un anno bisestile, in un anno olimpico, nell’anno delle elezioni europee e americane, in un mondo infestato dalle guerre, a riempire la vita di mamma Ilenia e babbo Luca e dei tuoi nonni storditi di felicità.

Ed è così che ho cominciato a pensare, non tanto a ciò che avrai, come raccontò Baglioni al figlio in arrivo, ma quello che spero che tu sarai.

Sarai un uomo libero, che non accetta condizionamenti e sa ragionare con la sua testa.

Sarai un uomo mite, comprensivo, amorevole, rispettoso.

Sarai un uomo serio, impegnato, responsabile ma capace anche di allegria e spensieratezza.

Sarai un uomo coraggioso ma non di quell’ardimento che serve per andare in guerra o per fare azioni sconsiderate, no, quella si chiama temerarietà, di quel coraggio che occorre ad un uomo per affrontare la vita ogni giorno con consapevolezza e sguardo rivolto verso il futuro.

Ma poi sarai, alla fine, anche un uomo pieno di difetti, come lo siamo tutti noi.

Ma ci piacerai tanto anche così.

E, quindi, Enea: benvenuto tra noi.

4 pensieri riguardo “Enea Ventiventiquattro”

  1. Massimo e molto bello quello che hai scritto anzi direi commovente. In certi tratti mi ricorda la lettera che scrivesti a Michele in risposta alla poesia del babbo.Era una lettera, che poi ho dato al destinatario, in cui in toni molto giovanili e speranzosi lo spronavi ad essere se stesso e a combattere le ingiustizie.

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  2. Ho letto questa breve storia, o meglio questo augurio ad Enea, ai miei figli, che sono rimasti ad ascoltare incuriositi per il viaggio straordinario di Enea e assorti pensierosi per quello che veniva augurato al piccolo nuovo arrivato Enea. Spero abbiano colto che questo augurio è adatto ad ogni figlio, ad ogni nuovo nato in questo mondo martoriato ma straordinario. Ho deciso di rileggerlo ogni volta che penserò che i miei figli si dimentichino cosa significhi vivere in questo mondo, in questa epoca storica. Sarai….spero sarete…grazie Massimo Pecori

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