Non so bene perché oggi, mentre facevo i lavori di casa, ho deciso di mettere sul piatto un disco di Guccini. Sì, sono uno dei tanti che, dopo aver archiviato il giradischi al comparire dei CD, hanno deciso anni dopo di ritornare ai vinili.
Lo avrei dovuto capire che sarebbe uscita quella traccia e quei versi sui quali, tutte le volte che provavo a cantare quella canzone accompagnandomi con la chitarra, dovevo fermarmi con il groppo in gola per la commozione: “Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà” e poi, “Perché… a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età.”
E quindi non ho potuto fare a meno che ripensare al mio “eskimo innocente” e ai miei “vent’anni” che però per me, quando iniziai ad indossarlo, erano quattordici o quindici.
Me lo aveva comprato la mamma al mercatino degli americani di Livorno, dove all’epoca si potevano comprare abiti a poco prezzo. Non so se esista ancora.
Devo precisare al riguardo che la mamma, a differenza del babbo, era, diciamo, una persona parsimoniosa. Il babbo diceva che era l’influenza delle sue ancorché lontane radici ebraiche fondate sul suo bisnonno rabbino e via via trasmesse fino a lei per ramo materno.
Va bene, va bene, lo so che sto facendo un commento discriminatorio che si basa sui luoghi comuni degli ebrei con il naso adunco e l’aria rapace, ossessivamente attaccati al denaro. Ma siccome sto parlando della mia famiglia o, meglio, di una parte di essa, spero che mi passerete questa scorrettezza. D’altra parte, Woody Allen sulla satira nei confronti degli ebrei ci ha costruito la sua intera carriera.
Per tornare a noi, la mamma mi mostrò quel capo di abbigliamento – lo sapete, dai, si trattava di un giaccone di colore verde con il cappuccio e con una fodera interna di lana (sintetica) bianca che si poteva attaccare e staccare all’occorrenza – facendomi rilevare che potevo portarlo sia nell’inverno che nella mezza stagione (perché allora c’erano ancora le mezze stagioni) sottolineando anche, orgogliosa, che era costato veramente poco.
A me piacque subito, anche perché avevo cominciato a vederlo indossato da diversi amici e compagni (di scuola e non solo). Fu così che lo portai praticamente sempre (fatta eccezione per le stagioni calde) per tutti gli anni del liceo (parliamo degli anni dal 1968 al 1973). Quindi molto prima di compiere i fatidici vent’anni di cui parla Guccini.
Il babbo all’inizio non ci aveva fatto caso, distratto com’era. Solo alcuni anni dopo, quando le vicende politiche al liceo cominciarono a farsi più tese, si accorse che quel giaccone era diventato un simbolo e rimproverò aspramente la mamma dicendole: ma proprio l’eskimo gli dovevi comprare, praticamente una divisa. La mamma penso che non reagisse affatto a quella critica convinta, come continuava ad essere, di avermi comprato un capo d’abbigliamento duraturo ed economico.
Ed era davvero così dal momento che continuai ad indossarlo per molti anni ancora, non solo al Liceo ma anche all’Università. D’altro canto, risultava molto utile anche per andare in motorino o in motocicletta (quando ancora non si usavano i caschi, almeno non obbligatoriamente e le tutine integrali).
L’altra canzone di Guccini che mi sembrava parlasse di me, quando, finita l’Università, venni assunto in Banca, è la Canzone delle osterie di fuori porta, laddove dice: “qualcuno è andato per età, qualcuno perché è già dottore. E insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po’ peggiore”.
Ecco, ero proprio io.
Insomma, fu così che con il lavoro “serio”, la famiglia, i figli e le varie emergenze economiche da fronteggiare, finii per dimenticarmi una volta per tutte dell’eskimo.
E quindi, dove non era riuscito mio babbo ebbe alla fine il sopravvento mia moglie – altra donna parsimoniosa – la quale, partendo dal presupposto che ormai quel giaccone non lo indossavo più (ed era vero), fece in modo di farlo sparire, penso regalandolo ai ragazzi che ritiravano i sacchi dell’immondizia.
Ma allora perché quella canzone continua sempre a farmi piangere: perché non ho più il mio eskimo innocente? Perché non ho più i miei vent’anni? Nel frattempo, sono diventato marito, padre, nonno, che me ne farei (sia dell’eskimo che dei vent’anni)?