Estate in anticipo

Oggi l’estate è arrivata in anticipo.

Sulla spiaggia – un lembo di sabbia ad arco di un paio di chilometri che parte dal porto di Marina di Carrara e si congiunge con un promontorio separato dall’estuario del Fiume Magra – la folla domenicale ha cominciato dalle prime ore della mattina ad affluire via via sempre più numerosa man mano che aumentava la temperatura.

La marea, durante l’inverno, ha accatastato sulla spiaggia pezzi di legno, arbusti, foglie, tronchi d’albero e sporcizia varia. Non sono ancora venuti a pulire.

Sul lato occidentale si intravedono le case basse di Fiumaretta e Bocca di Magra, sulle due rive opposte del fiume. Dietro la scogliera, denominata Punta Bianca, sullo sfondo, si intravedono, nettamente stagliate, le sagome delle isole della Palmaria e del Tino.

Verso Est il Porto con le sue gru gialle, un po’ giraffe un po’ uccelli grifagni, e le impalcature immacolate del cantiere navale. All’orizzonte sul mare, in lontananza, verso la Corsica, una selva di barche a vela piccolissime. Alcune navi mercantili più vicine, immobili.

Dietro di noi la cresta delle Apuane con le loro ferite bianche di marmo, ogni anno sempre più grandi, sempre più basse. Ancora verdi, però, le cime del Monte Sagro e della Tambura, scalate tante volte con gli amici e il fiato grosso.

Ognuno si porta da casa i teli, gli ombrelloni portatili, le sdraiette e si piazza sull’arenile sporco e in disordine, così, senza criterio.

Le donne si tolgono gli abiti leggeri sotto i quali già indossano il costume da bagno, intero o a due pezzi, mostrando carni bianche o appena arrossate e angoli del corpo non ancora perfettamente depilati.

Ci stendiamo anche noi sull’asciugamano. Sto leggendo un libro di racconti; ogni tanto te ne recito qualche parola che tu commenti distrattamente. Sei più presa dal tuo giallo e, alternativamente, dal telefonino, da dove leggi commenti alle vicende di attualità. Non pensavo che ti saresti appassionata alla politica. In questo periodo, poi.

Mi colpisce sempre la tua intelligenza così netta e acuminata che comprende solo il giorno e la notte e non conosce le zone d’ombra. Mi serve così tanto, specie quando io, in quell’ombra, tendo a perdermi.

Mi disturba una radio, nemmeno tanto forte in realtà, e le grida delle mamme che richiamano i bambini a voce troppo alta.

Mi abbandono ad uno di quei sonni che durano pochi minuti ma sono profondi un’eternità. Mi culla il mormorio garbato della risacca.

E nel breve sonno, o nella veglia, non so, comunque nel torpore del primo sole, rivedo te che mi venivi incontro con i capelli biondi sulle spalle e gli occhi di un colore azzurro raro e che, da lontano, mi strizzavi l’occhio. E rivivo tutto quello che è stato. Ciò che ci siamo donati sino ad approdare su questa spiaggia in questa assolata primavera.

Apro gli occhi e vederti mi rende felice. È che te ne sono grato, capisci. E te lo volevo dire.

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